Intervista a Giulia Bartolucci, 29 anni, Graphic Designer freelance, co-founder di Femo Factory

DSC_0133

Intervista a Giulia Bartolucci, 29 anni, Graphic Designer freelance, co-founder di Femo Factory

Foto di Marco Meini

Giulia, voi di Femo Factory avete già fatto esperienze di condivisione degli spazi durante due edizioni di Pop Up Lab: quali sensazioni hai ricavato?

Femo Factory è stato presente sia a Castelfranco che a Empoli. In entrambe le edizioni abbiamo condiviso lo spazio con altri progetti: con i ragazzi di “Nullame” a Castelfranco e con quelli di “Pirati e Sirene” a Empoli. E’ stata un’esperienza molto positiva e formativa per tutti noi. Condividere lo spazio con loro è stata un’occasione arricchente e stimolante. E poi ci siamo anche divertiti!

 

Con quale idea progettuale hai partecipato a Pop Up? Come è stata la reazione dei cittadini durante la tua permanenza all’interno del fondo?

Nel 2003 io e Andrea Masini, entrambi designer con una grande passione per il surf e tanta voglia di fare abbiamo dato vita a Femo Factory: una realtà dove niente è uguale a niente, dove non esistono produzioni in serie e ogni prodotto viene studiato singolarmente come sintesi di forma e colore. Grazie a questo concetto semplice ma forte, realizziamo tavole da surf custom, skateboard cruiser, balance boards, t-shirt e accessori vari. Sia a Castelfranco che a Empoli Femo Factory ha incontrato un pubblico curioso e interessato, voglioso di mettersi in gioco, di provare a salire su una tavola, magari cadere e fare due risate.

 

Quanto è importante per chi ha una nuova attività la questione dell’accesso agli spazi, magari in condivisione e per periodi di tempo limitati?

È senza dubbio importantissimo! Se si sta facendo i primi passi per creare la propria attività,

avere modo di potersi confrontare per un periodo limitato con l’utente, e condividere lo spazio con altri è uno strumento molto efficace e innovativo per “testare” il proprio prodotto e la propria idea.  I centri storici devono riprendere vita, tornare ad essere un punto di riferimento per i cittadini, fonte di innovazione, scambio e socializzazione. Il riuso temporaneo degli spazi e la condivisione sono una formula interessante per raggiungere questo obbiettivo.

 

Cosa servirebbe secondo te per far sì che queste esperienze possano diventare pratiche diffuse e sperimentabili su tutto il territorio? Quali sono gli elementi centrali su cui puntare e quali invece gli ostacoli/difficoltà da superare per fare in modo che queste pratiche siano incentivate?

Gli elementi centrali sono sicuramente la semplificazione delle pratiche burocratiche, la flessibilità da parte dei proprietari dei fondi e la collaborazione tra chi condivide uno spazio: “tutti insieme si gioca la stessa partita!”

Anche la comunicazione gioca un ruolo fondamentale: è necessario saper sperimentare soluzioni creative per attrarre pubblico, soprattutto i più giovani, che sono i primi a dover tornare a vivere il cuore dei centri storici. Attività che possano coinvolgere le persone in maniera diretta accanto al commercio tradizionale (come ad esempio workshop, laboratori creativi, perfomance musicali e artistiche) sono uno strumento fondamentale.

 

Pensi che potrebbe essere interessante sperimentare accordi tra attività commerciali già in essere e progetti che cercano uno spazio, per la condivisione temporanea di uno spazio?

Sperimentare accordi con attività commerciali esistenti può essere un buon metodo per rilanciare attività tradizionali e nuove in un unico progetto, anche se temporaneo. Ovviamente queste  “collaborazioni” devono essere ben fatte e studiate in termini di prodotto e di esigenze specifiche. In altri termini: molto dipende dall’attrattività che le due attività sapranno esercitare sui cittadini e consumatori. Ma se si è ben predisposti, se c’è la volontà di fare del nostro meglio e se siamo positivi, i risultati arrivano, non c’è dubbio!